venerdì 15 novembre 2013

IL QUINTO POTERE

Certamente non facile fare un film su Julian Assange (Benedict Cumberbatch) e Wikileaks: temi recenti, difficile essere distaccati ed obiettivi. Partiamo dalle cose positive: vista la pioggia di recensioni negative che avevo letto all’indomani della presentazione del film al Toronto Film Festival, mi aspettavo decisamente un film peggiore. Nel complesso il film non è brutto: non noioso, intrattiene lo spettatore; le perfomance di Cumberbatch, nei panni di Assange e di Daniel Brühl nei panni dell’assistente Daniel valgono da sole il prezzo del biglietto. Sono poi presenti diversi volti noti quali Stanley Tucci, Laura Linney e David Thewlis. La regia del film mi è piaciuta. Il vero punto dolente del film è a mio parere la sceneggiatura: c’è troppa carne al fuoco e non tutti i temi riescono ad essere trattati in maniera approfondita. Il film parte dall’incontro tra Assange, fondatore di Wikileaks, con l’assistente Daniel Berg, quindi quasi dalla nascita se vogliamo di Wikileaks per arrivare alla divulgazione dei documenti riservati dell’intelligence americana relativi alla guerra in Afghanistan. La parte sui documenti dell’Afghanistan occupa in realtà una porzione abbastanza breve del film, diciamo l’ultima mezz’ora. Prima si occupa di altri documenti segreti che Wikileaks ha pubblicato, come ad esempio quelli della banca Julius Baer. Tutti questi casi però vengono trattati in maniera superficiale per poi passare al caso successivo. Inoltre ci sono momenti del film in cui non si capisce se la sceneggiatura è più interessata a fare un film su Wikileaks o a tracciare un ritratto del suo fondatore. Alcuni parti potevano poi essere evitate come la parte con Tucci e Linney: nonostante sia sempre un piacere vedere due attori del loro calibro, le loro scene fanno perdere linearità alla narrazione. Sicuramente un film interessante da vedere però poteva essere fatto meglio.